Apprendo con vivo interesse dai giornali che ieri l'altro si è proceduto a nominare il nuovo consiglio di amministrazione dell'ASA, una società in house che dovrà gestire i servizi ambientali per conto dell'ASI. Che bello se la "politica" si fosse tenuta lontana, preferendo ai soliti noti persone competenti in materia.
Sabato e domenica a Firenze parteciperò all'iniziativa promossa da Matteo Renzi, "Prossima fermata Italia". Siamo stati definiti infelicemente "rottamatori". Beh, in questo caso la battuta è facile: meglio "rottamatori" che "riciclati". Il PD deve impegnarsi per la costruzione di relazioni e di reti, per l'abbattimento di quelle gerarchie che sono la prima causa della sfiducia nella classe politica, perché tutti quelli che hanno qualcosa da dire possano farlo.
La società, che è stata costituita nel 2007 per occuparsi di salvaguardia e risanamento dell'ambiente, di gestione del ciclo integrato delle acque (potabile, industriale e residue) e di raccolta e trattamento dei rifiuti, è certamente lo strumento più innovativo per il futuro delle politiche industriali e avrà un ruolo importantissimo nella gestione ambientale e dei servizi alle imprese. L'ASA è strategica nella fase di nuova infrastrutturazione dall'area industriale, anche in vista degli sperati finanziamenti per le bonifiche di cui in Nord Sardegna ha un gran bisogno per un florido e sostenibile sviluppo economico, come ribadito giovedì nella bella riunione del Consiglio Comunale da molti interventi.
È singolare che simili decisioni vengano prese all'oscuro degli amministratori di questa Città, quale io sono. Mi astengo dal giudicare le persone indicate a ricoprire il nuovo incarico, ma certo non si può affermare che la loro scelta rientri "tra le intese raggiunte fra le forze del Centrosinistra", giacché oltre che ad essere consigliere comunale sono membro di importanti organismi del PD e posso affermare che in quelle sedi certe decisioni non sono mai state assunte, come per altro è giusto che sia.
Certe scelte, purtroppo, ci mettono in grosse difficoltà di fronte agli elettori che alle ultime elezioni hanno pesantemente modificato il volto del Consiglio, rinnovandolo in grandissima parte. Quando il popolo ci addita con espressioni tipo «voi politici», noi che siamo un partito di iscritti ed elettori, dovremo poter rispondere: «noi politici». «Siete tutti uguali», ci dicono, e noi dovremo fare un passo in avanti rispondendo: «sì, siamo tutti uguali» politici e cittadini. Perché così si abbatte la "casta". Certe scelte, invece, ci indeboliscono e allontanano la gente.
Il rinnovamento radicale dell'establishment politico, a partire dai livelli locali, è per tutti questi motivi una fase non più rinviabile: "serve, al Paese una nuova generazione di politici seri e preparati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo serie che rispondano ai problemi reali". Il Partito Democratico è nato per innovare lo scenario politico italiano e far rinascere la speranza nel cambiamento, ma potrà vincere solo se saprà, prima degli altri, rinnovare la propria classe dirigente, selezionando per i posti di responsabilità persone meritevoli, "andando oltre" il fermo biologico degli ultimi tempi.
C'è una nuova generazione stanca di guardare i diritti dal buco della serratura e di essere messa alla porta ogni volta che c'è da prendere qualche decisione. Perché di futuro qualcuno si dovrà pur occupare e sarebbe bello che lo facesse la politica: quel lavoro che gli italiani non vogliono fare più...
Simone Campus