Cinquantamila in piazza
Cagliari - Trentacinquemila per la Questura, cinquantamila per i sindacati. Difficile dire con precisione quanti abbiano partecipato alla grande manifestazione organizzata da Cgil, Cisl e Uil per le vie del centro di Cagliari. Un'adesione superiore alle aspettative. Un fiume lungo un paio di chilometri: bandiere, fischietti, tute di operai, pensionati, precari della scuola. Un segnale della grave crisi in cui versa l’economia della Sardegna, ma anche voglia di reagire. Un serpentone partito verso le 10,00 da piazza Giovanni XXIII che si è raccolto in piazza Yenne dove è stato allestito un palco per il comizio finale. Hanno preso la parola Mario Medde (segretario regionale della Cisl), a nome dei sindacati sardi, e i segretari nazionali confederali Gianni Baratta (Cisl) e Carmelo Barbagallo (Uil), i rappresentanti degli studenti universitari Andrea Coinu e Giosuè Cuccurazzu, Daniele Sassu della Vynils di Porto Torres, Antonello Tirotto della Euroallumina, un operaio dell’Alcoa e altre testimonianze come quelle dei sardi emigrati e dei precari della scuola. Ha chiuso il segretario nazionale confederale della Cgil Susanna Camusso. In testa al corteo una delegazione dei lavoratori dell’Alcoa. Ma anche i gonfaloni delle Province e dei Comuni dell’Isola. Hanno infatti dato la loro adesione allo sciopero generale l’Anci Sardegna (presente il presidente regionale Tore Cherchi) e l’Unione delle Province sarde. Sul palco anche i vertici dell’Ordine dei Giornalisti della Sardegna, con il presidente Filippo Peretti, il presidente dell’Assostampa Sarda, Francesco Birocchi, e il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi. Tante le bandiere dei partiti: Pd, con il segretario Silvio Lai, Rifondazione, Comunisti Italiani e Sardigna Natzione (con "Zampa" Marras). C'erano inoltre la Conferenza Sindacale Sarda e l'Ugl, il sindacato di destra. Hanno partecipato a titolo personale anche alcuni esponenti dei partiti della coalizione di centrodestra che governa la Regione. Presenti parlamentari (notati Caterina Pes, Arturo Parisi e Paolo Fadda, ma anche Piergiorgio Massidda del Pdl, e altri) e consiglieri regionali, tra cui, un po' a sorpresa, l'ex presidente Renato Soru. Anche i rettori delle due università sarde hanno portato la loro solidarietà.
Sulla manifestazione va registrato un botta e risposta tra il capogruppo del Pd al Consiglio regionale Mario Bruno e quello del Pdl Mario Diana. Per Bruno «prima il presidente Cappellacci prende atto della sua inadeguatezza nel guidare la nostra regione verso lo sviluppo, meglio sarà per la Sardegna.
L’Isola, prosegue Bruno, «è infatti scesa in piazza con le sue mille anime per dire prima di tutto basta al governo nazionale. Un governo che ha sottovalutato la gravità della crisi che investe tutto il paese ma che in Sardegna sta colpendo ancora più duro. Un governo che si è presentato con grandi promesse in campagna elettorale e che si appresta a ritentare lo stesso gioco alle prossime amministrative. Ma che, oltre alle belle parole e alle garanzie, non è stato capace di un solo atto concreto nei confronti dell'Isola. E quando è intervenuto, come in queste ultime settimane per la vertenza Alcoa, l'ha fatto in forte ritardo e quando la situazione era quasi compromessa.
«La piazza, i sindacati, i lavoratori, i cassintegrati, i giovani oggi hanno voluto dire basta anche a questa giunta regionale inconsistente e al suo atteggiamento passivo. Una giunta che brancola nel buio e non ha mezza idea sullo sviluppo da costruire in Sardegna. Una giunta così passiva da essere incapace di ottenere dal governo anche le risorse che ci spettano e ci appartengono. Non riescono a farsi assegnare i fondi Fas, che sono nostri e servono per finanziare opere e infrastrutture, come pensano di ottenere il riconoscimento della nostra specialità, le misure per superare l'insularità, un equilibrio paritario nei rapporti con lo Stato?
«Lo sciopero generale di oggi ha lanciato un segnale forte a chi è incapace di governare l'oggi e progettare il domani. Il presidente Cappellacci ne tragga le conseguenze immediate».
Questa la replica di Mario Diana. «Ancora una volta il centrosinistra, in questo caso per bocca dell’on. Mario Bruno, non perde occasione per strumentalizzare politicamente un fatto di grande rilevanza per la Sardegna, quale è lo sciopero generale di oggi, ma che non ha nulla a che vedere con lo scontro quotidiano tra gli schieramenti politici, dai quali invece i sardi, in occasioni come questa, si aspettano azioni concrete e un confronto costruttivo, non certo sterili polemiche». Il comunicato prosegue così: «Si ricordi, l’on. Bruno, che l’oggi che il presidente Cappellacci sarebbe ‘incapace di governare’ non è altro che il domani che ci ha lasciato in eredità l’ex governatore Soru e che i problemi della Alcoa esistono da molti anni senza che neppure l’attuale segretario nazionale del Pd, Pierluigi Bersani, quando è stato Ministro delle Attività Produttive, abbia fatto nulla per la loro soluzione. La verità è che le ‘mille anime’ della Sardegna non sono scese in piazza per dire basta a questo o a quel governo, regionale o nazionale che sia, ma per dire basta al sottosviluppo, alla disoccupazione e alla povertà, chiedendo a tutte le loro rappresentanze politiche una risposta ai problemi dell’Isola. Per questo», conclude l’esponente del Pdl, «ci saremmo aspettati ben altro atteggiamento da parte del capogruppo del più grande partito di opposizione in Consiglio regionale. Purtroppo si è avuta la conferma di quanto si è visto nei giorni scorsi in Aula, dove persino nel dibattito sulla chiusura della Alcoa si è trovato spazio per la strumentalizzazione politica. In questo caso, però, le dichiarazioni dell’on. Bruno risultano offensive non soltanto per il centrodestra ma anche e soprattutto per i sindacati, che certamente non gradiranno vedere le loro sacrosante lotte usate da un singolo esponente politico per cercare di dare visibilità a se stesso e al proprio schieramento».










