Giovedì scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato la revisione della scuola superiore. Il presidente Silvio Berlusconi e il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini sono raggianti. «Riforma epocale», hanno detto all’unisono.

Ma cosa cambia in quello che è un sistema che risale a Giovanni Gentile, capo del Governo Benito Mussolini, non ancora Duce, anno 1923? I 396 indirizzi sperimentali, i 51 progetti assistiti dal Miur e le tantissime sperimentazioni attivate saranno ricondotte a 6 licei: artistico, classico, scientifico, linguistico, musicale e coreutico e delle scienze umane. Quest’ultimo è la maggiore novità: inizialmente saranno istituite 40 sezioni musicali e 10 coreutiche, che potranno essere attivate in convenzione con i conservatori e le accademie di danza per le materie di loro competenza. La riforma introduce anche il liceo delle scienze umane, che sostituisce il liceo socio psicopedagogico.

Grandi novità anche circa l'incremento orario delle materie di carattere matematico-scientifico; il potenziamento delle lingue straniere con la presenza obbligatoria dell'insegnamento di una lingua straniera nei cinque anni con un monte ore di almeno 99 ore annuali ed eventualmente di una seconda lingua straniera usando la quota di autonomia; la presenza delle discipline giuridiche ed economiche nel liceo delle scienze umane e nell'opzione economico-sociale. Tutti i licei prevedranno 27 ore settimanali nel primo biennio e 30 nel secondo biennio e nel quinto anno.

Ci sarà un rapporto più forte scuola-mondo del lavoro-università, con la possibilità, a partire dal secondo biennio, di svolgere parte del percorso attraverso l'alternanza scuola-lavoro e stages o in collegamento con il mondo dell'alta formazione (università, istituti tecnici superiori, conservatori, accademie).

I nuovi regolamenti ministeriali puntano inoltre a riorganizzare e potenziare gli istituti tecnici. Dal prossimo anno scolastico ci saranno solo due settori, l'economico e il tecnologico, e 11 indirizzi.

Fortemente ridimensionati infine gli istituti professionali. Attualmente sono 5 i settori di istruzione professionale, con 27 indirizzi. Ci saranno d’ora in poi due macrosettori: istituti professionali per il settore dei servizi; istituti professionali per il settore industria e artigianato. Ai due settori corrispondono sei indirizzi. Tutti gli attuali corsi di ordinamento e le relative sperimentazioni degli istituti professionali confluiranno gradualmente nel nuovo ordinamento.

Un discorso a parte merita l’insegnamento della geografia. La prima bozza prevedeva la sua cancellazione quasi definitiva da istituti tecnici e professionali (compreso il nautico e il commerciale) e l’accorpamento alla storia nei licei. Tagli poi in parte rientrati.

Nei giorni scorsi si è tenuto a Sassari un convegno sulla annunciata Riforma della Scuola Secondaria di II grado. L'incontro-dibattito, organizzato dalla Federazione dei Lavoratori della Conoscenza (Flc-Cgil), era dedicato al tema “Quale futuro per la scuola superiore italiana” e si è svolto il 2 febbraio nell’Aula Magna dell’Istituto Tecnico Industriale “Angioy”. La relazione introduttiva, curata da Camilla Barnabei del Centro Nazionale della Flc-Cgil, ha messo in evidenza la complessità dell’intervento normativo e i limiti della sua attuazione. Uno dei punti maggiormente contestati riguarda la riduzione degli indirizzi nei corsi degli Istituti Professionali. Ma anche lo slittamento delle iscrizioni al marzo prossimo costituisce un elemento di incertezza rispetto al passato. Tutto questo comporta una riduzione delle cattedre e quindi un ridimensionamento del numero degli insegnanti già stabilizzati.

Le presenze istituzionali sono state quelle di due assessori provinciali, entrambi insegnanti di professione prima di entrare in politica, Laura Paoni, alla Pubblica Istruzione, e Salvatore Marino, al Lavoro. Drammatico il quadro tracciato dalla Paoni riguardo alla nuova organizzazione scolastica della Provincia (all’Ente di piazza d’Italia fanno riferimento le scuole secondarie; quelle primarie invece sono di pertinenza dei singoli comuni). In particolare, il problema riguarda i plessi sottodimensionati. Già lo scorso anno si era riusciti a rimandare la cancellazione di numero scuole, ribattezzate tutte indistintamente, con una inquietante espressione burocratica, “punti di erogazione servizi”. Le norme sono comunque chiare: non possono esistere scuole con meno di 45 studenti per le medie e 50 per le superiori. «Occorre seguire una soluzione meno traumatica. Nella provincia di Sassari - ha detto l'assessore Paoni - ci sono 40 plessi sottodimensionati solo per le primarie. E un grandissimo numero di pluriclassi. Per non parlare del problema dei trasporti. Al momento non conosciamo le linee programmatiche regionali». Nessun dialogo con l’assessore alla Pubblica Istruzione della Regione Maria Lucia Baire insomma.


Pone a cumone custu artìculu
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